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Mostra di scultura “AFFIORAMENTI” di Francesco Dalmaschio

Titolo della mostra: “Affioramenti”
Autore: Francesco Dalmaschio
Luogo: Casa di Rigoletto – Mantova, Piazza Sordello
Inaugurazione: 18 novembre – ore 18.00
Durata: 18 novembre/10 dicembre 2017
Organizzazione: Comune di Mantova – Ufficio Mostre
A cura di: Carlo Micheli
Con la collaborazione di: E. Banali, F. Bassignani, F. Capisani, R. Prdrazzoli
Stampa catalogo: Arti Grafiche Castello – Viadana
Allestimenti: Francesco Alberto Butera
Info: 0376.288208
Orari: tutti i giorni 9.00-18.00

 

 

Davanti a un’opera d’arte bisogna comportarsi come di fronte a un principe, e mai prendere la parola per primi.
Altrimenti, si rischia di sentire soltanto la propria voce.
Arthur Schopenhauer

Franeceso dalmaschioNel 1984, data futuribile nel capolavoro di Orwell, quanto lontana e appartenente al passato in questa seconda decade del Terzo Millennio, Francesco Dalmaschio, complici Carlo Micheli e Renzo Margonari, teneva la sua prima personale in questi stessi ambienti della Casa di Rigoletto. Nel confrontare quel catalogo con le opere odierne si stenta a cogliere un nesso tra produzioni artistiche in apparenza tanto dissimili, tuttavia emerge una costante: la raffinatezza della scelte estetiche e la puntigliosità con cui Dalmaschio ha sempre condotto la sua  personalissima ricerca artistica. Nè poteva essere diversamente per un autodidatta di genio, per chi sentiva forse più di ogni altro la necessità di conoscere, informarsi, capire, assillato dal timore di percorrere inconsciamente strade già battute, poetiche consolidate. Nel tentativo di non prevaricare la sensibilità del fruitore, attento a non dettare interpretazioni univoche del suo lavoro, Dalmaschio, ora come trent’anni fa, propone una simbologia decantata, frutto di “contaminazioni” poetiche, letterarie, architettoniche, lasciate lentamente maturare, fino ad esplodere in opere apparentemente minimaliste ma, di fatto, dense di citazioni eterogenee.

Il Sindaco
Mattia Palazzi

Tutto parte da una profonda meditazione, dalla maturazione delle idee fino allo sbocciare e al fiorire dell’opera. Agli inizi la tela si adagiava sulle forme deformate di bambolotti di scarto, un velofrancesco dalmaschio pietoso o una rivalutazione del diverso, a simulare colonne e templi, fontane e meridiane, fogliami “abitati” da faccine stereotipate. Dal calco di tela, una volta irrigidito, i bambolotti, terminata la loro funzione, venivano sfilati e ciò che rimaneva era un sottile foglio che delineava presenze/assenze, tracce affioranti di simulacri fallati, uno schermo tangibile posto tra realtà e rappresentazione. Ma il modulo/bambolotto, per Francesco un ironico ready made da inserire nel frontone di un tempio greco o al posto di un putto in una fontana, veniva recepito come simulacro di bimbo, per di più sottoposto a sevizie e soffocamenti. Questa percezione fuorviante accelerò il passaggio ai lavori in polpa di cellulosa, dalla quale, grazie al certosino uso di un martelletto si otteneva una carta ricreata, spessa, che si poteva scolpire, incidere, plasmare addirittura durante il processo realizzativo, con l’inserimento di pigmenti, terre, acidi, metalli che producevano reazioni sorprendenti, affiorando poco a poco in superficie. Erano le “eruzioni”, che introducevano nel fare di Dalmaschio una componente di casualità inusitata, liberatoria, dilatando all’infinito le possibilità di ricerca. Nelle opere più recenti, discendenti dirette delle eruzioni, si può apprezzare l’evoluzione subita dalle forme aggettanti, che individuano sottolineature di luce/ombra intese ad accentuare i rilievi, con effetti di luminescenze che l’acrilico consacra. Forme di libri, di buste e lettere di alfabeti reinventati, si alternano a forme architettoniche tradizionali o esotiche, quasi le esperienze di viaggio, le letture, l’amore per la poesia, segnassero e incidessero la superficie rugosa della carta, depositandovi reminiscenze subito assorbite dal supporto e poi lentamente restituite per affioramento, come se il meccanismo meditativo dell’autore si trasferisse a questa pasta di cellulosa, che è al contempo supporto e materia delle composizioni di Dalmaschio.

Carlo Micheli

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